Lo shock inflazionistico provocato dall’aumento dei prezzi dell’energia è troppo rilevante perché la Banca centrale europea possa limitarsi a osservarne gli effetti, ma non presenta ancora caratteristiche tali da richiedere una risposta monetaria più aggressiva. È quanto sottolineato dalla presidente della BCE Christine Lagarde alla commissione per i Problemi economici e monetari del Parlamento europeo, nel primo confronto con gli eurodeputati dopo il rialzo dei tassi deciso l’11 giugno.
La BCE ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,25 per cento, dopo che l’inflazione nell’area euro è salita al 3,2 per cento a maggio, dal 3 per cento di aprile. A spingere i prezzi è stata soprattutto la componente energetica, cresciuta oltre il 10 per cento sia ad aprile sia a maggio, mentre l’inflazione al netto di energia e alimentari è risalita al 2,6 per cento, riflettendo i primi effetti indiretti del rincaro dell’energia.
Davanti alla commissione ECON, Lagarde ha collocato l’eurozona in quello che la BCE definisce il secondo dei tre possibili scenari di risposta a uno shock dell’offerta: non un rincaro lieve e temporaneo, che può essere assorbito senza interventi, né una deviazione persistente e molto ampia dall’obiettivo del 2 per cento, che imporrebbe una stretta più forte o prolungata. Il caso attuale, ha spiegato, richiede invece un aggiustamento “misurato” della politica monetaria.
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“Per ora ci troviamo nel secondo caso”, ha dichiarato Lagarde. “Lo shock è troppo grande per poterlo ignorare senza compromettere il nostro obiettivo”, ha aggiunto. La presidente della BCE ha però osservato che, “al momento”, non ci sono prove di un disancoraggio delle aspettative di inflazione né di effetti di secondo ordine tali da giustificare “una risposta di politica monetaria più incisiva in questa fase”.
Il riferimento agli effetti di secondo ordine riguarda il rischio che l’aumento dei costi energetici si trasferisca stabilmente ai salari e ai prezzi di beni e servizi, alimentando una spirale inflazionistica più difficile da contenere. Secondo Lagarde, le aspettative di inflazione a breve termine sono effettivamente aumentate dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente, ma gli indicatori sulle attese di lungo periodo restano intorno al 2 per cento. È questo, per Francoforte, il segnale che l’obiettivo di stabilità dei prezzi mantiene ancora credibilità.
Le nuove proiezioni dell’Eurosistema indicano un’inflazione media al 3 per cento nel 2026, al 2,3 per cento nel 2027 e al 2 per cento nel 2028. Il percorso resta però esposto a rischi rilevanti: l’eventuale intensificazione o il protrarsi dello shock energetico potrebbe amplificare gli effetti indiretti sui prezzi e riaprire il problema della trasmissione ai salari. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, ha avvertito Lagarde.
Lagarde ha quindi presentato il rialzo dell’11 giugno come una misura preventiva, destinata a impedire che un rincaro inizialmente concentrato sull’energia si trasformi in inflazione più generalizzata. La presidente della BCE ha escluso qualsiasi automatismo sui prossimi passi, sottolineando che le decisioni saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati disponibili, delle prospettive per l’inflazione di fondo e della trasmissione della politica monetaria all’economia reale. “Non ci impegniamo in anticipo su un particolare percorso dei tassi”, ha ribadito.
I mercati finanziari scontano tra uno e due ulteriori rialzi nel corso dell’anno. Per il momento, tuttavia, l’aspettativa prevalente è che il tasso sui depositi resti all’interno della fascia considerata “neutrale” dalla BCE, compresa tra l’1,75 e il 2,50 per cento: un livello che non dovrebbe né stimolare né frenare l’attività economica. Con il tasso al 2,25 per cento, Francoforte si trova già nella parte alta di questo intervallo.
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Lagarde ha insistito anche sulle differenze rispetto alla crisi inflazionistica del 2021-2022. Lo shock attuale appare, per ora, più contenuto e si inserisce in un contesto diverso, secondo la presidente della BCE. Infatti, l’inflazione era più vicina al target prima della crisi energetica, le politiche monetarie e fiscali non erano più fortemente espansive e non si registrano le stesse strozzature nelle catene di approvvigionamento del periodo post-pandemico. Ciò potrebbe limitare il trasferimento dei rincari all’economia nel suo complesso, senza però eliminare i rischi.
La presidente della BCE ha anche richiamato i fattori di tenuta dell’economia dell’eurozona. Nel primo trimestre del 2026 il PIL reale è cresciuto dello 0,3 per cento, al netto della volatilità eccezionale dell’Irlanda, mentre i bilanci delle famiglie restano nel complesso solidi. Gli investimenti dovrebbero essere sostenuti dalle spese delle imprese nelle tecnologie digitali e dall’aumento degli investimenti pubblici in difesa e infrastrutture. La guerra e il costo dell’energia, tuttavia, stanno già indebolendo la fiducia, comprimendo i redditi reali e rallentando soprattutto i servizi. Le previsioni della BCE indicano una crescita dello 0,8 per cento nel 2026, dell’1,2 per cento nel 2027 e dell’1,5 per cento nel 2028.

